




Shhh.
Progetto di:
Sara Capucci, Arianna Perugini, Arianna Tamburini.
Il progetto "SHHH" racconta l'Olocausto attraverso volti, emozioni e onomatopee con lo scopo di coinvolgere emotivamente lo spettatore e di scaturire empatia. Le fotografie storiche dell'archivio Albe e Lica Steiner sono state rielaborate utilizzando la tipografia e le onomatopee, in modo da creare un effetto di sovrapposizione tra l'immagine e il suono. L'obiettivo principale del progetto è quello di sensibilizzare il pubblico sul tema dell'Olocausto e di promuovere la cultura della memoria, raccontandolo come non è mai stato fatto prima d'ora.

Sopra: manifesti 50x70 cm
per comunicare l’esposizione.
Spesso si tende a pensare a grandi numeri, grandi masse di persone e vittime, dimenticandoci che dietro queste grandi cifre ci sono degli individui, ognuno con il proprio vissuto, con la propria storia, con un nome che gli è stato strappato via ma soprattutto con il proprio pensiero, con la propria voce, con le proprie emozioni.
Le foto selezionate hanno come caratteristica comune la presenza di uno, due o massimo tre soggetti. Sono stati inoltre predilette persone espressive; coloro che riescono a comunicare il loro stato d’animo in modo forte, soltanto tramite il loro volto. Sono stati volutamente esclusi grandi gruppi di persone, cadaveri, fotografie dei campi vuoti e quelle in cui compaiono i soldati tedeschi. Si è voluta quindi mettere una luce sul singolo individuo, spogliato della sua essenza, dignità, libertà, diritto; ove l’emozione del volto è l’unica cosa “umana” rimasta. Sulle fotografie è stato poi applicato un retino che ricorda l’impronta digitale: questo dà sia più senso di profondità al volto, sia crea un significato simbolico. L’impronta digitale infatti vuole sottolineare e ricordare il concetto del singolo individuo.






20x13 cm montate in sequenza.
Almeno ognuno di noi nella vita ha pianto, urlato, provato tristezza, dolore, paura, ansia o malinconia. Collegando queste emozioni ad una determinata onomatopea possiamo trovare un punto di “somiglianza” tra la nostra dimensione e quella delle vittime di questo tragico evento storico.
I suoni che emergono dalle immagini, accompagnate da un’onomatopea, sono infatti più vicini al mondo odierno, e per questo sono in grado di scaturire una maggiore empatia e un maggiore coinvolgimento emotivo nello spettatore.
Per il progetto si è scelto di utilizzare il rosso, il bianco e il nero come colori principali poiché questi sono stati i colori utilizzati dalla Germania nazista per la propaganda e per elementi grafici come la bandiera con la svastica. Questa scelta intende ricordare il ruolo della Germania nazista nell'Olocausto e il suo coinvolgimento nella persecuzione e nella morte di milioni di persone innocenti. Utilizzando questi colori, il progetto vuole creare un collegamento visivo con la storia e creare un impatto emotivo per commemorare le vittime e mettere in luce la responsabilità dei loro carnefici.

































con approfondimenti storici.