

Reich Animale.
Progetto di:
Cristina Bacchini, Linda Ciandrini, Jessica Ciotti.
Il progetto sfrutta una narrazione onirica basata sullo sguardo. Si sofferma sul cambiare il proprio punto di vista prendendo in prestito quello del mondo animale che, in passato, ha fatto da testimone agli avvenimenti storici nei campi di sterminio nazisti. In questo modo si potranno rivalutare le immagini e riflettere sul loro contenuto. Si mostrerà la storia sotto una lente nuova, tramite colori e forme lontani dal nostro modo di vedere, ma appartenenti ad altri esseri viventi, nel tentativo di dare nuovo valore al contenuto.



































Scelte progettuali.
Le immagini della mostra sono state elaborate modificando i connotati razionali del bianco e nero: sono stati aggiunti colori accesi oppure luci e sfocature inusuali, coerenti con la visione dell’animale di riferimento. In questo modo si fornisce un input osservativo che faccia soffermare maggiormente l’attenzione sull’immagine per poterne comprendere ogni dettaglio.
La costruzione di simboli che sintetizzano graficamente il concetto di visione dell’animale sono posti nel retro di ogni cartolina per creare il legame visivo per riconoscere l’animale di riferimento. L’anatomia dei simboli è legata alla forma dell’occhio, una forma circolare con un fulcro centrale, che richiama l’analogia della pupilla, le cui linee si diramano in modo diversificato per ogni simbolo.




























con approfondimenti storici.
Catalogo
L’impaginazione del catalogo gioca con cambi di direzione di testi e immagini per ribadire il concetto di cambio del punto di vista. Immagini elaborate, testi e didascalie dialogano per ricreare a livello visivo il passaggio da una visione (animale) all’altra; ancora una volta troviamo simboli e grafiche che consolidano la comprensione del concetto di visione. Le pagine che più si differenziano sono quelle di natura storica, impostate con più staticità, il testo diventa più importante rispetto al resto occupando infatti più spazio, ma conserva il cambio di lettura direzionale.






per comunicare l’esposizione